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  • Sweet'n'sour

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  • 05:30
  • - Ogni tanto anche il "bisogno" di dimostrarsi qualcosa si può lasciare a casa -, sempre che il più delle volte ce lo si porti dietro e si sappia come sfruttarlo a proprio vantaggio. In tha pagliaccio è stato un giochino, una serata libera, l'allenamento è ben altro. Sweet'n'sour (agrodolce) sintetizza un po' l'emozione di un allenamento duro, la dolcezza del sentirsi in pace, di essere totalmente presenti e l'asprezza della fatica, delle nuove ferite che ci stiamo facendo. In un buon allenamento bisogna porsi un obiettivo, calcolando di spingere il limite un po' più in là dell'allenamento precedente; la disciplina ci permette di spremere corpo e mente per superare un nuovo traguardo. D'altra parte il Parkour senza il condizionamento - mentale e fisico - non sarebbe il Parkour. Nello specifico. Il movimento in questione, un salto di braccia su una colonna, è stato "sbloccato" solo il giorno prima che venisse girato il video. Ho pensato che ripetere un movimento appena aperto che richiedesse circa l'80% delle mie capacità sarebbe stato una bella prova: oltre a sottoporre il corpo ad un forte stress, avrebbe richiesto una dose di concentrazione molto alta e costante. Ho deciso di farne solo 100 perchè sapevo che avrei subito considerevoli impatti, soprattutto alle articolazioni delle braccia. Risultato: ho portato a termine le mie 100 ripetizioni in 50 minuti, affrontandole a blocchi di 5 (più o meno). L'aspetto limitante, come avevo immaginato, è stato l'infiammazione dei tendini, soprattutto dei gomiti: il rapido bloccaggio necessario a rimanere attaccati alla colonna è tremendo e ripeterlo 100 volte consuma. Intorno alla settantesima ho cominciato ad accusare, e ho dovuto prolungare un po' i tempi di recupero. Per quel che vale penso che i muscoli e la testa avrebbero retto altre 200 ripetizioni. Tornato a casa mi sono spalmato un po' di capidol e mi sono bevuto un paio di medie di pozione equiseto; dopo un paio di giorni di riposo gomiti e spalle sono pronti per il prossimo allenamento.
  • in tha pagliaccio - parkour by night and rain

  • 5
  • 03:47
  • Ogni tanto anche il "bisogno" di dimostrarsi qualcosa si può lasciare a casa. Si può uscire, la notte fredda e bagnata, e improvvisare, lavorare sulla percezione, godere della situazione, derivare psicogeograficamente. E così niente virtuosismi, sequenze sporche ed improvvisate, spot nuovi nuovissimi, nel "mio" nuovo quartiere. Quest'uscita è stata un po' come la prima strusciata sul nuovo albero, sto segnando il mio nuovo territorio di allenamento :) Per quanto riguarda la musica: l'idea originale era senza audio, solo che era troppo noioso e ho optato per una versione più friendly. Il video è stato realizzato in una sera, un'oretta di esplorazione. Music: Jhonny Cash - Hurt (budoka rmx) Move e video - Gato
  • Scheletro di un allenamento

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  • 09:43
  • Video che illustra la struttura tipo che dovrebbe avere ogni sessione di Parkour/ADD. Si, è un po' noioso ma spero possa tornare utile per mostrare cosa si può fare in una giornata di allenamento. Non ha troppe pretese, è solo un esempio. Tutte le riprese sono state fatte lo stesso giorno, buona la prima, il punto non è mostrare quanto sono forte ma quanta fatica si fa (e si fa sempre, anche dopo anni) ad allenarsi, quante volte si sbaglia e quanto tempo serve per raffinare i movimenti. Inoltre, muoversi dopo essersi allenati è cosa ben diversa (e spesso più utile, dal punto di vista dell'allenamento) di muoversi freschi e leggeri. Lasciamo le movenze leggiadre per i giorni in cui vogliamo riprendere un bel video, oggi ci si allena. Once is never, No pain no gain, No palle: GO OUT AND TRAIN! musica presa da jamendo: Vate - parabellum e Vate - noble enemy ps: quelle che chiamo flessioni si chiamano, invece, piegamenti.. mea culpa! Inoltre non prendete questo allenamento come una tabella completa, non lo è.. è solo un esempio della "struttura" che dovrebbe avere un allenamento, i contenuti vanno variati il più possibile!
  • Antica sostanza per nuove forme

  • 5
  • 05:21
  • Questo video ha partecipato alla rassegna Walls and Borders, all'interno del Festival del Cinema di Torino 2009 ed è stato realizzato da una collaborazione tra Andrea Zambelli, Andrea Salimbene e Federico gato Mazzoleni. Il corto non si pone come obiettivo quello di rappresentare il Parkour nel suo svolgimento motorio. Piuttosto il tentativo è stato quello di mostrare, attraverso una sorta di percorso metaforico, la tensione verso l'automiglioramento, la crescita personale ed il superamento degli ostacoli. Ciò che rende il parkour una disciplina. Il montaggio e la regia hanno quindi privilegiato il trasporto emotivo e l'estetica a discapito dell'obiettività che a me sta tanto a cuore.. questo video è quindi totalmente al di fuori delle mie norme sull'etica nei video di parkour. Spero che non me ne vogliate e che possiate capire come, nella realizzazione di un video con questo particolare e arduo intento, io abbia dovuto trovare delle mediazioni. La scelta di utilizzare l'Hagakure di Tsunemoto non è stata casuale, questo testo è sempre stato per me fonte di ispirazione e per la sua natura sintetica ed epigrafica si prestava perfettamente allo scopo. Dalla scelta del testo al titolo: per quanto possa cambiare la forma del contenitore, l'utilità rimane nel fatto che è vuoto. Per ulteriori informazioni visitare: www.squaloragnoelefantegatto.blogspot.com Buona visione.